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sabato 31 luglio 2010

La canapa


La canapa normalmente cresceva rigogliosa e spesso superava i tre metri. A fine luglio, inizio agosto, con una falce particolare, i lunghi steli della canapa venivano tagliati e posati a terra per l'essicazione delle foglie.
In questo periodo il  collegio  ci dava le   vacanze estive. Nel cortile della nonna in estate  era una cascata di colori, quelli della terra dal pomodoro, ai fagioli, al grano e tante altre cose.  All'epoca  si raccoglieva e si lavorava anche la canapa. Mi piaceva il rito di questo lavoro  della canapa tutto esclusivamente femminile.Il cortile veniva pulito bene bene e si faceva spazio alle macennule che erano tutte di legno 



(Nell'immagine il Museo contadino di San Nicola la strada. La macennula).

con un grosso manico che serviva per la battitura. Le macennule si mettevano in fila con accanto fasci di canapa. Ogni donna si metteva accanto alla sua, tutte si legavano un grosso fazzoletto in testa e quando erano pronte in coro strillavano uno, due e tre via... Quel rumore della canapa che veniva battuta  faceva ta,ta, tatata in tutte le strade del paese era lo stesso suono. Le donne facevano a gara a chi faceva più fasci.  I nonni provvedevano ai nipotini e noi grandicelli non potevamo avvicinarci alle  macennule perchè i  canucci saltavano in alto e potevano anche colpire gli occhi ed erano pericolosi. ( i cannucci sono  il rivestimento legnoso che avvolge la canapa)  Mentre le donne lavoravano cantavano a squarciagola stornelli anche piccanti, che all'epoca non capivo. In tutto questo c'erano anche i neonati, ogni tanto si sentiva il pianto di un neonato, che attirava l'attenzione delle donne  che smettevano di colpo  di lavorare.
Ogni mamma  riconosceva il pianto del suo bambino e correva subito  verso di lui e la scena che il mio cervello fotografava era bellissima. 
La donna tutta sudata correva  sorridendo verso il suo  bambino  slegandosi  dalla testa il grande fazzoletto con il quale,  si asciugava il sudore, quasi a voler essere pulita per il suo bambino,   lasciava il fazzoletto  intorno al collo e con un bel sorriso apriva le braccia al bambino   se lo stringeva  al seno e  sussurrava "bell e mamma u picciril e mamma tene fam e mamma ti da a mangià" mentre parlava  si sbottonava la camicetta, appariva un grosso seno,  le manine del bambino si aggrappavano a quel seno  mentre la boccuccia cercava il capezzolo,  la mamma l' aiutava e finalmente il pianto del bambino si fermava Con la mano libera la donna accarezzava la fronte del bambino mani dure, grosse e non curate ma in quel momento diventavano leggere come piume Osservavo le piccole labbra del bambino
piccoline piccoline, all'inizio erano voraci, poi il bambino si addormentava e la mamma lo solleticava sforandogli le labbra o accarezzandolo  dietro alle orecchie  per svegliarlo e  il bambino riprendeva a succhiare Sulle labbra della mamma  un dolce e velato  sorriso captavo e  mentre, con gli occhi  scrutava il volto del  suo bambino  lo accarezzava dolcemente (chi sa cosa pensava in quel momento, avrei voluto essere in quella mente)  Ai lati della boccuccia del bambino  un rivolo  di latte scendeva, ricordo che lo guardavo e pensavo (che strano colore che ha questo latte non è come quello che beviamo noi grandi).La poppata terminava, la mamma dopo aver accarezzato per l'ennesima volta  il suo  bambino lo affidava alle braccia della nonna
e diceva fa u brav a mamma che mamma addà faticà Se ne andava lei e un altro bambino iniziava a piangere, un'altra mamma correva, la scena era sempre la stessa  e pensai all'epoca,  ma le mamme dicono tutte le stesse parole? Quando diventai mamma mi accorsi che  anche io dicevo le stesse cose ai miei figli,li guardavo, li scrutavo memorizzavo ogni piccola piega del loro visino e  solo allora  capi che la stessa cosa facevano anche  le mamme del mio paese. Già,  ci sono donne intelligenti,preparate ma  il ruolo di mamma e uguale per tutte le donne. 

Il lavoro della canapa durava molti giorni e tutta la giornata non si mangiava...verso le 5 di pomeriggio  si smetteva, le donne contavano il loro lavoro mettevano a posto i fasci di  canapa lavorata, pulivano le macennule si radunavano i cannucci, che  si conservano nei sacchi e si sarebbero usati d'inverno per accendere il camino, si puliva il cortile Dopo con cavalletti e tavole si preparava  un lungo tavolo sul quale si metteva tutto quello che le nonne avevano cucinato nella giornata, gli uomini scendevano in cantina prendevano il vino e su questo enorme tavolo c'era di tutto e si divideva tutto da buon fratelli, anche chi non portava nulla non era un problema, i grandi sapevano chi poteva e chi no e cucinavano anche per loro. Si mangiava in allegria fino ad  arrivare a cantare e c'era sempre qualcuno che sapeva suonare la fisarmonica. Poi tutti a nanna che la mattina dopo si ricominciava.Io mi alzavo presto e correvo da nonna e li restavo tutta la giornata a gustarmi il meraviglioso teatro della vita, un teatro senza quinte tutto era allo scoperto e non c'erano prove, era vita reale e in diretta Sono fiera di aver conosciuto e di essere cresciuta tra  gente genuina.L'ultimo giorno di lavoro si faceva una grande festa che durava tutta la notte tra suoni tarantelle e canti e salario da ritirare il cortile scoppiettava di gioia (Se non sbaglio l'ultimo giorno offriva tutto il capo, ma  non ne sono sicura)







Tu  Donna
 che stringi tra le braccia il tuo bambino
non aver paura del suo pianto, 
guai se quel pianto di bambino si fermasse 
di colpo si fermerebbe la vita
Tu contadino che lavori la terra
e raccogli  i frutti da te seminati
sii felice 
guai se tu non lo facessi
tutto si fermerebbe
Il pianto di un bambino
il raccolto di un contadino
questa  è la continuità.

Scritta nel 68
 quando diventai mamma.