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venerdì 20 maggio 2011

L'architettura del secondo Ottocento

martedì 4 maggio 2010

L'architettura del secondo Ottocento

(Cliccare sulle immagini)

L'eredità del passato
Riparazione del tetto lungo i transetti del Cristal Palace 
di Joseph  Paxton ricostruito a Sydenham
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Nel 1828 lo storico dell'architettura tedesca scrive nei suoi saggi ( In quale modo dobbiamo costruire?). In effetti la produzione architettonica ottocentesca è caratterizzata dall'assenza di tratti propri e nuovi. Dopo la metà del 700 gli stili che seguono al Rococò sono tutti riconducibili a riprese di linguaggi precedenti, che trovandosi a coesistere, danno luogo nell'Ottocento all'eclettismo storicistico.Pevsner, uno degli storici dell'architettura più influenti del XX secolo, nella storia dell'architettura europea osserva come " mentre il Settecento creava nuovi sistemi, l'Ottocento si accontentava in misura sorprendente di studiare storicamente e comparativamente i sistemi filosofici già esistenti". Nella teologia e filosofia si poterono osservare sintomi analoghi, e anche nello studio dell'architettura i problemi estetici  passarono in seconda linea, mente acquistarono un'importanza prevalente quelli storici.La caratteristica principale dell'architettura dell'Ottocento non è tanto quella di concepire il "nuovo" ma di manipolare il precedente
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Se da un lato la produzione Ottocentesca trae i propri spunti espressivi e i propri codici stilistici dal passato, dall'altro diversi fattori legati principalmente alla Rivoluzione industriale sono cause di profonde trasformazioni sociali e tecnologiche.
La possibilità di nuovi utilizzi di nuovi materiali edilizi alla scoperta della ghisa da parte di A.Derby danno luogo a opere edilizie- ponti, edifici, multipiano a scheletro metallico, coperture in ferro e vetro-Sul piano dell'urbanistica le città subiscono profonde trasformazioni per essere adattate alle moderne esigenze- come i passaggi coperti, le stazioni e i grandi magazzini- legati alla nuova specifica condizione della vita cittadina, l'edificazione del tessuto urbano guarda ancora una volta a tipologie e schemi edilizi che affondano le loro radici nel passato.
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Paul Abadie Lucine MagneSacrè Coeur- 1874-1900 circa
Con i radicali cambimenti voluti da Napoleone III e realizzati da
Eugene Haussmmann,l'ntera città di Parigi viene rimodellata  secondo
 una concezione monumentale derivata dall'esempio della città barocca
Il paesaggio urbano  di Parigi viene segnato da nuovi monumenti, spesso ricondotti a uno stile chiamato Secondo impero. Questo si ispira a un Neorinascimento cinquecentesco d'importazione italiana.Non mancano  esempi edifici eclettici dal forte impatto urbano o le numerose chiese  edificate secondo una notevole varietà stilistica. E' interessante a questo proposito il Sacrè Coeur di Montmartre, edificio neoromanico, iniziato da Paul Abadie nel 1874 e concluso da Lucine Magne a fine secolo.
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Charles Garnier Opera 1861-1873, Parigi.
Il palazzo Garnier, conosciuto come Opéra Garnier Di stile neo-barocco, é stata considerata  a lungo l'Opera di Parigi.La prima pietra venne posta nel 1861; la costruzione dell'Opera fu terminata soltanto nel 1873. L'inaugurazione avvenne il 5 gennaio del 1875 in presenza di numerose personalità dell'epoca.L'edificio nasce a coronamento delle grandi opere di riqualificazioni urbana di Parigi voluta da Napoleone III. La scenografica facciata del teatro, con la retrostante cupola, costituisce il fondale di avenue de l'Opera, realizzata da Haussmann insieme ad altri viali convergenti in place de L'opera, concepita dal prefetto come snodo nevralgico della città
L'apparato  decorativo coinvolge sia l'esterno che l'interno dell'edificio
e rappresenta un ricco campionario di plastica minore: diversità di 
materiali e colori, oculi, smalti, mosaici dorati , ghirlande sculture e 
gruppi alati Una particolarità è costituita dall'utilizzo di marmi 
provenienti da tutte le cave francesi, dalla gamma di colori estremamente  varia
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 Il Salone dell'Opera.
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Theophilus Hansen, Museo dell'Esercito, facciata, 1852-1856 Vienna
Seguendo le orme di Napoleone III, anche l'imperatore Francesco Giuseppe (regnante dal 1848 al 1916) opera a Vienna un ambizioso programma di trasformazione per la capitale. Nel 1857 vengono demoliti i bastioni che racchiudevano la vecchia città e l'anno dopo viene indetto un concorso, vinto da Ludwig Fòrster, per la Ringstrasse Un gran numero di edifici e munumenti liberamenti esposti e ispirati ai più svariati stili storici viene costruito sul boulevard viennese. Il modello di riferimento è Monaco, che nei primi decenni dell'800 subisce importanti interventi condotti da Leo von Klenze, uno dei maggiori architetti tedeschi nella prima metà del secolo insieme a Schinkel, che imposta la città come un vero e proprio museo di stili.
Durante l'edificazione del Ring viennese è molto attivo il danese Theophilus Hansen,, che realizza, in compagnia del cognato Fòrster, il museo dell'esercito, edificio in stile neobizantino. L'apparente casualità degli stili utilizzati per i nuovi edifici viennesi a una tradizione ottocentesca che tenta di collegare linguaggi e tipologie architettoniche, adottando un metodo scientifico-
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A Berlino l'Eclettismo imperiale si manifesta solo alla fine del secolo, frenato dall'influenza di Schinkel e del suo ordinato ed essenziale Neoclassicismo. Tra le realizzazioni più eccentriche sorte in Germania alla fine dell'800, vi sono i Ludwigschlosser: le residenze di campagna fatte edificare da Ludwig II di Baviera, secondo il suo personale gusto legato alla mitologia tedesca e le atmosfere esotiche. Si tratta di edifici immaginati dal sovrano e realizzati da architetti di corte, caratterizzati dalla mescolanza di più stili storici.Tra le opere fatte erigere da Ludwig II di Baviera si distinguono i tre castelli di Castello di Neuschwanstein, Herrennchiemsee, e Linderhofpienamente rispondenti all'ideale romantico dell'imperatore.Il Castello di Neushwanstein è il primo a essere iniziato e l'ultimo a essere terminato. Apparentemente appoggiato sulla cima degli alberi con torri, pinnacoli e colonnine si stagliano tra le montagne e richiamano alla mente i castelli delle fiabe Negli interni decorati e arredati con materiali pregiati come sete, broccati, porcellane, legni intarsiati marmi, sono riproposti indiscriminatamente diversi stili storici da Gotico al Bizantino.Il Castello d NeuschwansteiIl Castello di Neuschwanstein,ha ispirato i castelli delle favole della Walt Disney, che lo prese a modello per alcuni tra i suoi più celebri film d'animazione: "Biancaneve e i sette nani", "Cenerentola", "La bella addormentata nel bosco". Nel castello sono stati ambientati innumerevoli film, ad esempio era il "palazzo di Vulgaria" nel film Chitty Chitty Bang Bang.È il soggetto di numerosi puzzle e poster.
Ciao a tutti Rosaria. Ringrazio il romantico Ludwig II di Baviera che mi ha fatto sognare. A lui il grande onore di concludere questo post.
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De 20 jarige Ludwig II in kroningsmantel door Ferdinand von Piloty 1865.jpg

« È mia intenzione far ricostruire l'antica rovina del castello di Hohenschwangau, nei pressi della gola di Pöllat, nello stile autentico delle antiche fortezze dei cavalieri tedeschi e devo confessarVi di rallegrarmi molto all'idea di potervi soggiornare un giorno (fra tre anni); vi dovranno essere sistemate numerose camere per gli ospiti, confortevoli e accoglienti, dalle quali si potrà godere una stupenda vista sull'augusto monte del Säuling, sulle montagne del Tirolo e sulla vasta pianura; Voi Lo conoscete bene, l'adorato ospite che vorrei ospitarvi; il luogo è uno dei più belli che si possano trovare, sacro e inavvicinabile, un tempio degno di Voi, divino amico, che faceste fiorire l'unica salvezza e la vera benedizione del mondo. Vi ritroverete anche reminiscenze dal 'Tannhäuser' (Sala dei cantori con vista sulla fortezza sullo sfondo), dal 'Lohengrin' (Cortile del castello, corridoio aperto, sentiero per la cappella); in ogni senso questo castello sarà più bello e confortevole di quello più in basso di Hohenschwangau, che annualmente viene dissacrato dalla prosa di mia madre; gli Dei dissacrati si vendicheranno e si tratterranno con Noi, lassù sulle ripide cime, allietati dall'aura del Paradiso. » Ludwig II di Baviera » Ludwig II di Baviera


06 maggio 2010 21:39  

12 commenti:

Annarita ha detto...
Rosaria, che cosa dire! Mi stupisci sempre di più. Questi argomenti mi fanno volare alto. L'Arte, la Musica, la Matematica, la Fisica...e...mi fanno sempre lo stesso effetto. Il Sacrè Coeur di Montmartre l'ho visto da vicino diversi anni fa. Poi ti racconto. Mi sono accorta che hai postato in sidebar il Maschio angioino di Gallipoli. In zona lo chiamiamo il Rivellino. Quanti film ho visto d'estate al suo interno. Ah, Rosaria, tu desti tanti bei ricordi. Grazie. Un bacione
rosy ha detto...
Cara Annarita, anche io mi stupisco da sola,nel senso che, ho capito che questi argomenti fanno volare anche me. Attenzione tranne la matematica e la fisica, queste due le lascio tutte a te...quindi,il mio volo e a bassa quota,più giusto dire che mi alzo solo-In punta di piedi... Il Sacrè Coeur di Montmartre dev'essere bello,ti ascolterò Si da tempo ho postato il Maschio angioino di Gallipoli , anche io l'ho visto tanti anni fa. Son contenta di risvegliare i tuoi ricordi. Un bacione a te. Annarita, ciao!
gturs ha detto...
Cara Rosaria, questo post devo leggerlo con calma per godermelo fino in fondo, ora passo per un saluto veloce perché sono stanca dalla giornata lavorativa;(( Un abbraccio, Roberta.
il monticiano ha detto...
Ciao, sono passato per un saluto. aldo.
Angelo azzurro ha detto...
Al castello di Neuschwanstein sono stata qualche anno fa in un tour dove erano previste visite anche ad altri castelli di Ludwig II. Uno più bello dell'altro. Arte, storia e cultura. Ne abbiamo fatto una gran scorpacciata! Ciao Rosy, passa una buona giornata!!
Paola ha detto...
Domani vengo a leggere il post: è molto bello, ma ora devo coricarmi per la stanchezza. Ti lascio il mio saluto, con affetto
rosy ha detto...
Cara Roberta, fai con calma. Ricambio il saluto. Ciao e buon pomeriggio
rosy ha detto...
Ciao Aldo grazie per il saluto che ricambio oggi. Ciao A presto.
rosy ha detto...
Angelo sei stata ai castelli di Ludwig?! Che bello ma si dice che quello di Neuschwanstein sia il più bello! Ricambio solo ora la tua buona giornata. Ieri non ci sono stata. Ciao A presto!
rosy ha detto...
Paola, spero che hai riposato bene. Ciao con affetto
Gaetano ha detto...
Cara Rosaria, non tu ma la tua coscienza, guidando la tua mano, ha voluto suggerirti, cosa è l'uomo munito di regale lignaggio, come Ludiwig II di Baviera che ti ha fatto volare su in alto, senza chi, di oscuri natali, ha donato a volte la vita svolgendo lavori difficili e pericolosi per erigere costruzioni di castelli, edifici e monumenti voluti da loro. Hai concluso da regina quest'altro post e come dire, dulcis in fundo, hai esposto con esultanza il bel Ludwig pomposamente ritratto... buona cosa, perché questo fa sognare, cosa supremamente stimolante. Ma bene hai fatto, a cominciare dall'uomo che materialmente troneggia in alto, lì su quel tetto che sembra una vetta da scalare. Non sono scalatori quei manovali a riparare il tetto lungo i transetti del Cristal Palace. Non si prefiggono di arrivare in cima per diletto, per vanagloria, ma in quel modo si guadagnano il pane quotidiano. E non credi che qualcuno di questi abbia rischiato di precipitare e dove, dunque, la memoria, la “foto ricordo”? Non si sa, ma che resti stampato in mente, di chi apprezza il tuo “museo”, la foto ingrandita dell'immagine di questi “scalatori”, militi ignoti che non hanno posto nelle enciclopedie della storia dell'arte. Cara Rosaria ti ho chiamata regina, non tanto per la superba esposizione di questo post sull'architettura del secondo Ottocento, ma per aver dato onore agli ignoti “scalatori” appena nominati. E come se avessi deposto una ideale corona d'alloro in memoria di un passato sfuggito di mano. La musica che hai scelto, poi fa il resto perché è così struggente da far morire ai “sogni” di Ludwig, gli antichi cavalieri della sua amata Germania, il 'Tannhäuser', 'Lohengrin' e così via. Mi sovviene la protesta di scrittori come il moderno Brecht, che si dimostra estremamente severo su questo tema, quando esclama con acceso sdegno: «Tebe dalle sette porte, chi le costruì? Ci sono nomi dei re, dentro i libri. Sono stati i re a strascicarli, quei blocchi di pietra? Dove andarono la sera che fu terminata la Grande Muraglia, i muratori?» . Cari abbracci, Gaetano
rosy ha detto...
Caro Gaetano, è vero ho voluto chiudere questo post regalandomi e regalando una favola con i castelli di Ludwig che tanto hanno fatto sognare. A noi gente comune sognare ogni tanto ci fa bene per dimenticare che viviamo nell'oscurità dell'anonimato. La storia del cammino umano la facciamo tutti insieme, anche se nell'enciclopedia ci saranno solo i nomi dei potenti, dei condottieri che hanno condotto la massa che siamo noi e la massa è un numero che non fa rumore, è un numero che non fa storia, se per storia intendiamo due o tre pagine scritte in una enciclopedia. Ma la vera storia è scritta nel cammino dell'umanità Gli scalatori ignoti della prima immagine mi hanno turbata tanto anche a me e non è stato un caso scansionare questa immagine e neppure è stato un caso farla cosi grande. Volti che mi hanno turbata, gente comune, gente dignitosa, che ancora oggi vediamo. Ancora oggi ci sono condottieri che che continuano a rubarci i sogni. Cosi ogni tanto noi gente comune ci rubiamo qualche sogno, per non soffocare. La musica non è stato ne un caso e neppure la coscienza a guidarmi nella scelta... questo te lo assicuro è stata ben ponderata...basta leggere il titolo di questa bellissima e struggente musica. (Luci della ribalta)

venerdì 14 maggio 2010

L'ARCHITETTURA DEL SECONDO OTTOCENTO




Cari ragazzi e cari lettori,
è arrivato il 14 maggio e con esso la 25° edizione del Carnevale della Matematica, che inaugura la sua terza annualità. E' anche il Carnevale di un giorno di mezza primavera che ricorda tanto la mezza estate shakespeareana
...anche se non è il sogno di una notte, ma una confortante, seppur virtuale, realtà!Annarita
In bocca al lupo cara Annarita Bravissima come sempre. Consiglio a tutti una visita su Matem@ticamente




Il Panorama Artistico Italiano
L'eclettismo in Italia si sviluppa a fine Ottocento e permane fino ai primi decenni del XX secolo.
Palazzi in stile neorinascimentale sorgono nelle maggiori città italiane per ospitare sopratutto banche e residenze borghesi e non mancano sul territorio edifici nei quali il gusto rinascimentale è abbinato all'utilizzo dei nuovi materiali.

Una veduta della Galleria pochi anni dopo l'inaugurazione
Uno degli esempi più interessanti in tal senso è la galleria Vittorio Emanuele II a Milano, progettata nel 1861 da Giuseppe Mengoni.
Si tratta di un organismo a pianta  cruciforme costituito da due gallerie coperte da volte a botte in ferro e vetro, al cui incrocio si forma un ottagono sormontato da un'ampia cupola.
L'alto basamento murario delle due gallerie, il cui piano terreno è a a destinazione commerciale, è realizzato in stile neorinascimentale lombardo; un grande arco trionfale collega La piazza del Duomo con lo spazio interno della galleria.
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La riorganizzazione di Roma, capitale dal 1870, offre agli  architetti
l'occasione per trasformare il volto della città attraverso nuovi edifici
che traggono  ispirazione dall'intero repertorio stilistico del passato e 
si inseriscono nel tessuto edilizio preesistente.
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E' attivo alla fine de XIX secolo Gaetano Koch, autore di numerosi edifici commerciali e residenziali costruiti ispirandosi a uno stile neociquecentesco conforme all'ambiente della città. Tra le sue realizzazioni si ricordano:
palazzo Pacelli, il maestoso palazzo Boncompagni  ( oggi ambasciata degli Stati Uniti . La sua opera più importante è però piazza Esedra (oggi piazza della Repubblica),costituita da due edifici simmetrici le cui facciate ad arco di cerchio sono composte secondo stilemi neocinquecenteschi.
Guglielmo Calderini propone invece un linguaggio neorinascimentale arricchito da un vistoso apparato decorativo, dando luogo allo "stile Umbertino" in onore del secondo re d'Italia, Umberto I, sovrano dal 1878 al 1900. Suo è il palazzo di Giustizia sul lungotevere (1888-1910).
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La costruzione più nota dell'età umbertina è il monumento a Vittorio Emanuele II, iniziato nel 1885 da Giuseppe Sacconi, vincitore del concorso bandito nel 1880 che richiedeva che " nell'estetica forma riassumesse la nostra storia patriottica e fosse simbolo dell'arte nuova" Un alto portico corinzio leggermente concavo, raggiungibile da un'articolata scalinata, "abbraccia" l'altare della Patria e domina la capitale dall'alto di una collina artificiale ricavata a ridosso del Campidoglio in un ampliamento di piazza Venezia. Dopo la morte di Sacconi l'esecuzione del monumento viene seguita e terminata nel 1911 dagli architetti Koch, responsabili della scelta del rivestimento in marmo bianco di Brescia.
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Tra i protagonisti dell'architettura italiana  di fine Ottocento è da annovevare anche Alessandro Antonelli, attivo in Piemonte, autore di una serie di realizzazioni stilisticamente ispirate all'architettura classica, che riconduce alla razionalità costruttiva delle cattedrali gotiche.
Egli è autore di due costruzioni ritenute le migliori dell'Ottocento italiano: la torinese Mole Antonelliana, ( nell'immagine) iniziata nel 1863,  e la cupola di San Gaudenzio a Novara
La Mole adibita nel 1869 a sinagoga per la comunità ebraica della città. L'edificio è coronato da un'alta lanterna il cui basamento è costituito da un tempietto esastilo  o doppie ordine di colonne, dal quale spicca una piccola cupola. Su quest'ultima appoggia una guglia costituita da montanti di dimensione decrescente fino al colmo, al cui interno è ospitata una scala elicoidale.
(Continua).
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Gaetano ha detto...
Mi aggancio alla mole Antonelliana e la sua scala spiraliforme, come a concepire, cara Rosaria, il tuo "continua" a modo mio.
Si tratta di un vecchio commento ad un post che ora riporto in parte.

Una mia riflessione sulla «voglia di volare» che ci viene dalla scritta luminosa, a mo' di ghirlanda sospesa, che si è ammirata sulla Mole Antonelliana di Torino in occasione delle trascorse olimpiadi invernali del 2006 e in coincidenza di un film «Dopo mezzanotte» di Ferrario girato interamente nella Mole che è sede del Museo italiano del Cinema. Per chi non lo sa, è un'opera permanente di Mario Merz che agli occhi di tutti, questa immagine assai suggestiva, sembrava rendere l'idea fantastica delle «vertigini» di Jovanotti, della sua nota canzone, convinti del potere riposto nei famosi numeri di Fibonacci e perciò della scienza.
Ora la cupola Antonelliana è in riparazione e non so se la scritta luminosa è stata tolta.
Ma veniamo alla «voglia di volare» di Mario Merz e dei torinesi.

Quando scrissi il commento mi sono domandato se poteva mai attuarsi «Il volo dei numeri» di Mario Merz, chiaramente connessi al Dna dell'aurea spirale dell'amore, lì su quella cupola che sembra un molosso che mai volerà?
Si è capito che sto traslando il concetto ai fatti della vita con «Numeri» in mani di incerti genetisti. Concordo che tutti i geni in camice bianco di oggi potrebbero manipolarli come realmente accade oggi attraverso una sfrenata ricerca scientifica. Però, per favore i «Numeri» dell'amore no!
Non resterebbe che la fiction dei cineasti convinti che «Dopo mezzanotte» di Ferrario, suddetto, accade come nella favola di Cenerentola! Guarda caso, è la stessa Mole Antonelliana che cela il segreto della memoria del «valzer» di Cenerentola col Principe, la scala a chiocciola. Ecco la spirale aurea del volo dei «numeri» all'ingiù, l'unica piezometrica da sfruttare per generare l'elettricità dei capogiri dell'amore, un'inerzia preziosa, se pur piccola, del guadagno prometeico della vita sulla morte.

Mi sovviene un mio lontano ricordo, in visita a Notre Dame di Parigi, nel salire fin su al tetto e poi ridiscendere fin giù nel budello di gradini che non si contano. Via via che scendevo sempre più veloce preso dall'inerzia, avvertivo l'effetto spirale che si era così ingigantita al termine della discesa da lasciarmi stordito. Il fatto interessante è che quell'inerzia spiraliforme in me continuò a manifestarsi per un bel po', come preso da un vortice indescrivibile. Ecco è tutto qui quel che mi proponevo di porre in evidenza. Una cosa simile si determina anche durante e dopo un valzer vorticoso specie se si tratta di due innamorati.
Detto questo si capirà che il "vortice biofisico" dell'amore non potrà mai essere "clonato" attraverso il cinema o "altro" per far «volare i numeri» dell'amore! Il cinema o altro, semmai potranno fungere da catalizzatori. Attenti a nutrire una simile avventatezza genetica per non trovarci al cospetto di una strana aliena generazione dalle parvenze umane. Gaetano.
15 maggio 2010 21.01

Gaetano ha detto...
Forse non si è capito come funzionano le cose dell'amore. Occorre immergersi nelle cose della terra (la spirale genetica "all'ingiù"), come dire "disobbedire" (dalla Genesi biblica) per cogliere il frutto proibito accetandone la pena e chiudere gli occhi "volando" ad un cielo fittizio. Morte e resurrezione, cui segue un soggiacere ad un sonno "digestivo", questo è l'amore, grazie al quale ogni cosa si capovolge senza sosta sul letto del piacere. Non c'è verso di farlo in altro modo e generare vite nuove.
Con la visione di altre bellezze, sempre create dall'uomo col sacrificio personale, come quelle esposte qui così suggestive, in una certa misura si ha modo di cogliere una piccola margherita dell'amore, quanto basta per generare nella mente una meravigliosa vita in ebrione tutta personale, un faro contro i perigli. Basta chiudere gli occhi e salire in cielo con quel piccolo fiore...  Buon mattino,  Gaetano
16 maggio 2010 08.25

Buon Mattino a te, Gaetano, agli amici ai nemici ai belli ai brutti agli antipatici ai simpatici agli innamorati a quelli che mai hanno amato, insomma a tutti.