mercoledì 23 maggio 2012

Uno sguardo al passato






micromega - micromega-online




Altrachiesa

Padre Balducci: Questa Italia di boss e corsari

Proponiamo un estratto dal libro "Siate ragionevoli chiedete l’impossibile" di Ernesto Balducci, in questi giorni in libreria per Chiarelettere. Il volume raccoglie i principali scritti politici di padre Balducci, tra i più grandi pensatori cristiani del Novecento.

di padre Ernesto Balducci


Della mafia, come della metafisica, dovrebbero parlare solo gli esperti. Ma mentre gli esperti della metafisica, rari e introvabili, possiamo lasciarli senza nostro danno ai loro soliloqui sublimi e inutili, gli esperti della mafia siamo costretti a sopportarli, quando gli avvenimenti li chiamano a ripeterci la lezione di circostanza, senza che al nostro intelletto esterrefatto giunga mai un barlume di luce. Anzi, di anno in anno, che dico?, di mese in mese il buio si fa sempre più buio.

E se cominciassimo a prendere la parola noi che esperti non siamo? Se cominciassimo, sgombrandoci di dosso ogni complesso di inferiorità, ad applicare anche a questo fenomeno complesso e misterioso i sani e semplici criteri dell’etica politica su cui si basa, o dovrebbe basarsi, la nostra coscienza di cittadini? Ebbene, dopo aver fatto per una giornata una rigorosa astinenza – non ho toccato un quotidiano, non ho ascoltato un giornale radio, per paura di imbattermi negli esperti governativi – provo a dire la mia.

E comincio con la considerazione più ovvia: la mafia è il segno del fallimento dello Stato, anzi è la crescita di uno Stato illegale dentro le viscere dello Stato legale. I due organismi vivono utilizzando gli stessi apparati: respirano la stessa aria, sono irrorati dallo stesso sangue. Vivono in simbiosi, insomma, tanto che la morte dell’uno sarebbe, stando così le cose, la morte dell’altro. Nessuna radioscopia vi permetterebbe di distinguerli l’uno dall’altro. Nello Stato legale si fa largo ricorso a espedienti illegali e nello Stato illegale si fa largo uso di espedienti legali.

Su questo sfondo, la mafia propriamente detta è una espressione particolare di un male oscuro che ormai investe l’intero apparato amministrativo dello Stato. Un amico imprenditore che opera a Milano ha cercato perfino il mio aiuto per sventare un costume ormai diventato normale in tutte le amministrazioni della penisola: quello delle tangenti nelle aste pubbliche. A suo giudizio non c’è in Italia un solo Comune che ne sia esente. Perfino alcuni amici parlamentari, competenti e onesti, ai quali ho esposto la questione, hanno scosso la testa e mi hanno detto: è vero, ma non c’è niente da fare! E così tutto continua, a tutt’oggi.

Chi si presenta al concorso si sente dire dall’impiegato addetto: «Scusi, lei ha una presentazione?». Un modo pulito per chiedere quale partito o comunque quale padrino il postulante ha alle spalle. La cultura della tangente è ormai la cultura base del paese di Mazzini e di Garibaldi. Se la mafia del Sud ci getta, come oggi, nella costernazione, è perché essa fa largo uso della eliminazione fisica di chiunque, come Libero Grassi, si opponga alla prassi illegale. Ma ci sono infiniti modi per rendere innocui gli onesti: l’uccisione è il metodo più primitivo.

La mafia potrebbe davvero scomparire solo se il principio della legalità diventasse nella coscienza collettiva quello che è di per sé: il modo più elementare di esercitare la responsabilità per il bene comune.

Ma che avviene? Mi pare di vederlo a occhio nudo.

Di anno in anno si fa sempre più diffuso uno spirito di rassegnazione che spesso diventa cinismo. Ma che forse non è, il cinismo, l’ultimo surrogato delle ideologie che nel passato davano una qualche tonalità ideale al nostro ceto politico? Io non arrivo a sospettare che la nostra nomenklatura sia in rapporti di collusione con la mafia. Ma sono certo che se non c’è una complicità programmata, c’è una complicità oggettiva, il cui segno evidente è la spartizione del potere, l’uso degli apparati pubblici per fini di parte, l’assegnazione delle prebende – si pensi ai posti direttivi nelle banche – secondo logiche di parte. Del resto, lo spregio della legalità è diventato un principio proclamato dalle più alte cattedre dello Stato come dimostrano i pubblici elogi fatti agli esponenti di Gladio e della P2.

Non ci salveremo da questo male se non ci sarà una insurrezione democratica [...] Il cosiddetto «paese legale» si è costituito come un corpo separato la cui sopravvivenza impone metodi troppo affini a quelli della mafia. La parete di separazione va abbattuta, i criteri di rappresentanza vanno ripensati, le regole dello stato di diritto devono essere in grado di tener soggetto ogni potere, economico, politico, culturale, al criterio sommo del bene comune. Le segregazioni ideologiche non hanno più senso, e i monumenti viventi che fanno ombra al paese vanno calati giù dal piedistallo. Si accumulano di mese in mese i segnali dell’urgenza di questa operazione. Dobbiamo creare un nuovo Stato che abbia senso anche per le popolazioni del Sud per le quali, dall’Unità in poi, lo Stato ha voluto dire una vergognosa subalternità a poteri politici ed economici insediati altrove. È in questo vuoto che è nata la mafia, metabolizzando, in forme adatte al clima, un male imperversante nell’intero paese.

Un giorno Alessandro Magno riuscì a catturare un pericoloso corsaro. «Non ti vergogni – gli disse – di impadronirti delle navi con la forza?» «Io – gli rispose il corsaro – conquisto le navi, tu conquisti gli imperi: che differenza c’è?» Nell’antico apologo ci sono tutti i termini per un dialogo tra un boss di Palermo e un boss di Roma. E noi continuiamo a gettar fiori sulle bare, con le lacrime agli occhi.

da «Il Secolo XIX», 1° settembre 1991

DON ANDREA GALLO Balducci, un maestro da riscoprire

(19 aprile 2012)


Un  video e un   passo indietro nella storia... da quel momento la mafia diventò sempre più forte grazie a Mazzini e Garibaldi... certamente la mafia di allora non fece il suo patto con la gente comune...per capire, bisogna guardare il passato, sempre..  Senza questo patto, forse non staremo a ricordare i morti ammazzati dalla mafia.



24 commenti:

  1. Cara Rosy, giorni tristi, pieni diamarezza erabbia...
    Quante riflessioni su questo brano proposto e quante verità.
    La corruzione è una piaga aperta e sanguinante... difficilmente guaribile se non si cambia rotta.
    La rotta comincia da noi.
    Da noi che dobbiamo dare voce... urlare e farci sentire... gudarci dalle coscienze, agire in modo responsabile e osare ed avere coraggio... unirci e fare fronte e diventare una marea e spazzare via tutto il marcio...
    Credo che hai intuito il mio pensiero e... non c'è bisogno di tante parole
    Un bacio

    RispondiElimina
  2. Cara Zicin, ho capito il tuo pensiero..e tu hai capito il mio attraverso questo post..dare onore ai morti ammazzati dalla mafia è giusto e doveroso..ma dobbiamo smetterla di mettere fiori sulle bare..si deve agire..la storia non va solo raccontata ma cambiata..la mia rabbia e vedere gente che non va alla ricerca della verità vera..siamo in mano a un potere che ci sta distruggendo..personalmente questa manciata di anni che mi restano sarei pronta a barattarli per una giusta causa.
    Un bacio a te..
    A presto da te.

    RispondiElimina
  3. Una frase fra le più significative,nella sua apparente 'normalità':
    "la mafia..anzi è la crescita di uno Stato illegale dentro le viscere dello Stato legale".
    Per quanto tempo, per quanti anni questo si è verificato,è stato permesso,tolletato!
    Avremo bisogno di quanti anni ancora di ricordi,di commemorazioni,di lutti e di disfacimento morale per chiudere col passato?
    Bel post,Rosy,che nasce dalla tua profonda sensibilità.Un abbraccio

    RispondiElimina
  4. Si continuano a lanciare fiori sulle bare e ad ad applaudire...che osceni quegli applausi.

    RispondiElimina
  5. Cara Chicchina, questo post nasce dal dolore, dalla mortificazione, dalla grande consapevolezza di aver capito tante cose, che fanno male al cuore, alla mente.
    Non vogliamo più bare da ricordare bare che crea la mafia e non solo lei..lo sappiamo tutti..l'Italia unita non è mai esistita e siamo lontani da essere fratelli d' Italia..un'italia unita a parole sull'antico patto..di Mazzini e Garibaldi..queste sono le conseguenze che stiamo pagando NOI DE SUD e pagheremo ancora se la coscienza del popolo non si risveglia al giusto, al vero.

    Ti abbraccio.

    RispondiElimina
  6. Cara Rosy, il mio pensiero non è stato intuito... non importa...
    Scusami.

    RispondiElimina
  7. Zicin scusami tu se non ho capito il tuo pensiero.
    Bacio.

    RispondiElimina
  8. Non resta che pregare per coloro che perdono la vita nelle ingiustizie nel terrore di questi attentati bestiale e infine della natura che non risparmia nessuno.
    Buona giornata cara Rosy.
    Tomaso

    RispondiElimina
  9. La Sicilia dei miei genitori, dei miei nonni, dei miei avi quanto dolore racchiude in se.
    Ci sono però Siciliani con la ""S maiuscola che hanno fatto e fanno grande quest'Isola bellissima dove a me sarebbe piaciuto molto viverci pur non essendoci nato.
    Grazie per questo post Rosy.
    Un caro saluto,
    aldo.

    RispondiElimina
  10. Rosy .
    Mi chiedo: Ma la mafia chi aveva da eliminare di così pericoloso in una scuola? e poi Una ragazzina? O forse la mafia teme più la scuola della giustizia?Tuttavia nulla si può ancora dire su questa strage .
    Ciao Lina

    RispondiElimina
  11. ciao Rosy, ho letto e ho sentito tante cose della mafia e degli avvenimenti tristi degli ultimi giorni. É un peccato imperdonale quello che hanno commesso. Fate bene di alzare la voce contro la mafia e contro tutti quelli che collaborano o lasciano spazio per loro.
    Baci e buona serata

    RispondiElimina
  12. queste ricorrenti cerimonie di commemorazione,lasciano l'amaro in bocca,sembrano perfino ipocrite le parole di quello che di turno commemora con frasi altisonanti.
    Bellissimo post,che ci fa riflettere,ma quando verrà una vera presa di coscienza,quando finirà il balletto delle raccomandazioni anche per ottenere diritti elementari?un abbraccio

    RispondiElimina
  13. Cara Rosy, condivido il tuo pensiero.
    La storia siamo noi...
    Siamo noi che dobbiamo cambiare e cambiare il corso delle cose...
    Qualcosa si muove... ma troppo lentamente e faticosamente.
    I nostri politici, con i loro tornaconto, ci hanno portato sull'orlo del baratro ed ora dovremmo rimboccarci le maniche e cercare di mandarli tutti via...
    cambiare le regole ed eliminare i loro sprechi... ma come???
    Un sorriso, un caffè ed un bacio

    RispondiElimina
  14. Quanta tristezza e ingiustizie guardandoci intorno...siamo un popolo forte e sono sicura che prima o poi troveremo la forza di dire BASTA.
    Un caro saluto Rosy. Roberta

    RispondiElimina
  15. Ormai hai imparato a conoscermi, sai come la vedo..Un abbraccio e buon fine settimana ed a presto!!:-)

    RispondiElimina
  16. Tommaso, hai detto bene bisogna pregare ma il Signore ci deve anche ascoltare.
    Un abbraccio

    RispondiElimina
  17. Aldo, siciliani con la S maiuscola, ci sono e sono tanti.
    Speriamo che quseta brutta piaga, venga debellata per sempre..ma ho i miei dubbi.
    Un abbraccio.

    RispondiElimina
  18. Cara Lina , viviamo momenti tristi e la vita umana ha perso il suo valore.
    Un bacio

    RispondiElimina
  19. Cara Caterina, alziamo la voce ma questa non viene ascoltata e questo ci fa male.
    La mafia non teme nessuno.
    Un bacione.

    RispondiElimina
  20. Gabe, parole sante le tue. Un abbraccio

    RispondiElimina
  21. Zicin , la storia siamo noi..per cambiarla dovremmo uniri sotto la stessa bandiera e lottare per noi e per i posteri.
    Ma la faccenda la lontano.
    Un bacio

    RispondiElimina
  22. Roberta, siamo un popolo forte? La nostra forza si indebolisce facilmente..ci vogliono coscienze forti, è illuminanti.
    Un abbraccio

    RispondiElimina
  23. Ciao Nicola sono contenta che ti è piaciuto questo post ma sono anche contenta che la data si avvicina.. un bacione.

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...