lunedì 28 giugno 2010

I lager dei Savoia, una storia che non conoscevo.

Migliaia di Meridionali internati dai Savoia in due lager del Nord Italia



Migliaia di Meridionali internati dai Savoia in due lager del Nord 
                                                            
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Nell’impossibilità di rinchiudere i ribelli Meridionali in una Guantanomo lontana, i Piemontesi trovarono una «valida» alternativa: i lager. «Nell’archivio dello Stato maggiore dell’Esercito ci sono le prove che, tra il 1861 e il 1870, 30mila giovani meridionali, tutti soldati del Regno delle Due Sicilie, furono deportati in due lager piemontesi». Ad affermarlo è Fulvio Izzo, storico e vice direttore generale dell’ufficio scolastico regionale delle MRisorgimento Brigantiarche.
Lo studioso si riferisce al carcere di Fenestrelle e al «campo di concentramento » di San Maurizio Canavese (a una ventina di chilometri Torino). Di quest’ultimo, non si sa moltissimo. Secondo Izzo, era «nato come campo d’esercitazione», poi, dopo l’Unità d’Italia, era stato riattato a campo di «rieducazione e prigionia dei giovani meridionali».
Fenestrelle, invece, è ancora tutto lì ed è un luogo che fa spavento. È una struttura di 1.300.000 mq, un forte che - trovandosi a un tiro di schioppo dalla Francia - fu inizialmente concepito per difendere il confine. I suoi edifici ringhiosi di montagna (lì si superano i 3mila metri), le feritoie e quella bava di scale di roccia che sale tra i dirupi colpirono persino Edmondo De Amicis che lo definì «necropoli guerresca ». E De Amicis, va detto a vantaggio di chi non lo sapesse, non era certo tipo facilmente impressionabile. Il papà del libro «Cuore»  - prima d’inforcare la penna - aveva passato la vita sul campo di battaglia. Era un ufficiale sabaudo.
Secondo le ricerche di Izzo, a finire nei lager piemontesi «furono ragazzi del Sud tra i 20 e i 30 anni. Erano soldati semplici e bassa ufficialità, che non vollero giurare fedeltà ai Savoia dopo aver giurato Risorgimento Brigantiper i Borbone. Mentre, invece, praticamente tutti gli alti ufficiali dell’esercito duosiciliano passarono ai sabaudi». Ecco, quindi, perché migliaia di giovani vennero messi in ceppi e mandati in «campi di prigionia e rieducazione», perché «un uomo vero non è spergiuro», chiosa Izzo. Per fiaccare le loro resistenze ad aderire al nuovo regime, pare che i Piemontesi siano stati piuttosto duri coi soldati del Mezzogiorno. «Ci sono le prove che, a Fenestrelle, non c’erano i vetri alle finestre e che i deportati venivano incatenavati. Inoltre - dice Fulvio Izzo - dormivano su pagliericci. I meridionali non avevano l’abbigliamento adatto e molti sono morti di freddo».
Lo studioso ha raccolto l’esito delle sue ricerche storiche in un libro («I lager dei Savoia. Storia infame del Risorgimento nei campi di concentramento per meridionali») che è stato pubblicato dalla casa editrice napoletana Controcorrente. «Quella lettura mi ha molto colpito - diceAntonio Pagano, direttore della rivista “Due Sicilie” - così sono andato personalmente a Fenestrelle. Sono rimasto scioccato. Ci sono ancora i ceppi con le catene e quei vasconi che i Piemontesi usavano per far sparire i cadaveri dei prigionieri. Li riempivano di calce. Che immagine terribile». Risorgimento BrigantiA dire il vero, i documenti dello Stato maggiore dell’Esercito non parlano nè di vasconi di calce, nè di corpi disciolti. Due dati inconfutabili, però, ci sono. Il primo è che su quelle mura che chissà quante urla avranno attutito, campeggia la tetra scritta «Ognuno vale non in quanto è, ma in quanto produce ». Una suggestione nera, che colpisce come un pugno e che - con i debiti, evidentissimi, distinguo - porta a galla il ricordo di un altro posto da incubo: il campo di sterminio di Auschwitz e quell’«Arbeit macht frei», cioè «Il lavoro rende liberi», monito per l’umanità a ricordare, a non dimenticare. Il secondo dato inconfutabile è che questo «lager» di italiani meridionali è stato completamente rimosso dalla storia na
zionale.
























Chi controlla il passato controlla il futuro
Chi controlla il presente controlla il passato
Gioge Orwell

Noi non controlliamo nulla e per questo siamo
perdenti in tutto...

18 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Non conoscevo questo vergognoso momento di storia dell'Italia e non trovo neppure parole adatte a commentare questa vergogna. E poi si credono più civili dei meridionali...
    Se non fosse per tutti i meridionali che sono scappati dalla povertà del sud, voglio proprio vedere come avrebbero fatto le nostre belle fabbriche del nord senza gli operai che le hanno riempite. Oggi non facciamo piu queste cose ma rimaniamo sempre razzisti e la cosa brutta e che a scuola non sempre viene insegnata tutta la verità che viene cancellata perchè scomoda o altro. Mao

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  3. Caro Mao, qualcosa conoscevo, attraverso mia figlia,che tanto tempo fa mi diede un libro da leggere
    Il brigantaggio e perchè era nato.
    Come sai Laura, lavora alla Reggia come guida.
    Un giorno accompagnò un gruppo di ragazzi delle medie, venivano da profondo Nord.
    Mentre spiegava ai ragazzi le opere della reggia, il professore fece una strana richiesta a mia figlia.
    "Signora, le dispiace spiegare ai ragazzi la storia del sud che a scuola non insegnano".

    Laura, spiegò ai ragazzi che il sud era stato colonizzato dal nord senza pietà e che Garibaldi appena arrivato a Napoli prelevò dal banco di Napoli dieci milioni mai più ridati e che quella del nord fu un invasione anche le macchine delle nostre fabbriche si portarono al nord Il sud fu messo in ginocchio e d'allora siamo ancora in ginocchio.Spiegò tante altre cose con la gioia del professore che era nordista e che lui dice sempre a tutti Noi abbiamo rubato il sud e sta gente è venuta a lavorare da noi e trattata anche i male, invece il nord
    dovrebbe conoscere la vera storia che
    i terroni all'epoca eravamo noi il sud era ricco, una ricchezza che il nord decise, con la scusa dell'Italia unita di neutralizzarlo per sempre.

    I ragazzi, rimasero a bocca aperta, la scuola non insegna queste cose Per il nord siamo solo ignoranti e terroni.

    I giovani del sud stanno aprendo gli occhi e siccome abbiamo dimenticato
    il passato non siamo stati in grado di avere un presente migliore.


    "Chi controlla il passato controlla il futuro
    Chi controlla il presente controlla il passato"
    Gioge Orwell

    Noi non controlliamo nulla e per questo siamo perdenti in tutto ma tutti nord e sud

    Grazie Mao, neppure io conoscevo questa brutta pagina è stato Luca a farmela conoscere.

    Salutami viviana e buona settimana a tutti e due e grazie.
    ciao.

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  4. Sapevo che il sud era ricco e che il nord lo derubò mettendolo in ginocchi, gli stessi savoia ne furono in parte responsabili. Quel professore che chiese a tua figlia di spiegare la storia del sud che vergognosamente viene tenuta ben nascosta e da ammirare. Non centra nulla con questo post ma a volte ladri si diventa per bisogno proprio perchè lo stato ti impone di diventarlo. Frase da prendere con le dovute cautele e con le pinzette.

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  5. Cara Rosy, nel 1860 i miei nonno paterni e materni, siciliani, erano ancora vivi e qualcosa si è saputa.
    Sono certo che avrai sentito parlare di quello che successe a Bronte in provincia di Catania dove Nino Bixio - gli hanno intitolato la via dove abito qui a Roma - fu il responsabile della strage di siciliani che si erano ribellati ai piemontesi e a Garibaldi.

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  6. caro Aldo, certo che so di Bronte Aldo.
    Ma credo che pochi conoscono la vera storia del risorgimento
    Dove c'è anche lo zampino dell'Inghilterra
    Fino all'entrata di Garibaldi la mafia era una cosa marginale e forse sarebbe rimasta sempre marginale se non fosse stata protetta dallo stesso corpo di polizia.

    Questo mio post, non è un grido di rabbia ma piuttosto di dolore e vorrei tanto che i giovani che non sanno, che una volta sola si unissero tutti insieme senza distinzione e che Nord e sud, finalmente cantassero convinti la stessa canzone sotto la stessa bandiera.

    Solo cosi, forse, unendoci e traendo lezioni della storia del passato, potremmo sconfiggere lo stato attuale

    Il popolo unito fa paura a ogni stato e cosi si creano varie correnti, per per metterci l'uno contra l'altro

    I nodi stanno venendo al pettine siamo pecore lasciate a pascolare
    e quel po' di latte che abbiamo continuano a succhiarcelo e con lui la dignità
    Un popolo senza dignità è un popolo svenduto e perdente.

    lamentarci non serve a nulla chi comanda non ci dirà mai la verità
    Credo che oggi sia il nord e sia il sud stiamo tutti inguaiati.

    Buona settimana Aldo.

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  7. Mao il problema non è tanto quella della ricchezza, ma oltre il danno anche la beffa e poi scusami, ma devo dire la verità
    Quando vedo giovani nordisti scagliarsi contro quelli del sud pavoneggiandosi di chissà cosa, provo come dire amarezza, perchè questa brutta eredità è voluta da chi sta al potere.
    Vedo vari blog dove c'è scritto che quelli del nord sono più intelligenti di quelli del sud e tante sciocchezze varie, qui mi vien da ridere, sinceramente, non hanno più che cosa inventarsi.

    l professore del nord diede una grande gioia a mia figlia con la sua richiesta che tornò a casa tutta felice...

    Ciao e risalutami Viviana.

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  8. Rosy
    Diciamo che questa brutta storia , vagamente ne ho sentito parlare , ma vedere e sentire il vidio fa davvere rabbrividire ..Ma dico io ;Ci rendiamo conto che l'Unità d'Italia si regge su menzone e massacri ?
    Il regno Duo Siciliano è stato spremuto come un limone, fino a grattarne pure la buccia, per poi utilizzarlo come una colonia.

    Quel regno era ricco e tecnologicamente avanzato, molto più del regno sabaudo.
    Alcuni del nord del partito di bossi ... avvero quelli di destra non danno tutta la colpa ai Savoia danno la colpa agli Inglesi e danno una versione diversa sui fatti dicendo che :

    La ''questione degli zolfi'' irritò a tal punto gli inglesi da manovrare un colpo mortale ai borbone attraverso i retrogradi savoia e INVASERO IL REGNO DUO SICILIANO.
    Ne seguirono rivolte, repressioni e violenti genocidi. Bombardamenti a città, massacri.
    Il regno cadde sotto una acuta manovra di corruzione dei suoi principali controllori, a discapito del Re... Io non credo a queste versioni , dicono che fu

    una manovra ideata probabilmente dagli inglesi, che sfruttarono i Savoia solo per porre fine ad un regno che minacciava la supremazia nel commercio marittimo.

    La tassa Pica, i rastrellamenti, i ''lager'' che idearono per massacrare migliaia di siciliani e napoletani che si rifiutarono di collaborare con i sabaudi, tutto questo orrore...cosa indica ?
    come può uno stato reggersi su queste menzogne ?

    E la manovra di corruzione del regno duo siciliano (i maggiori generali, i baroni furono comprati dalle sterline inglesi, e gli stessi inglesi combattevano al fianco di Garibaldi travestiti da garibaldini) da parte degli inglesi e della massoneria

    piemontese, non ti sembra che con i leghisti al governo con l'appoggio di Berlusconi ci ricollegano un attimo a quello che stamo assistento oggi in ITALIA?
    CIAO
    UN BACIONO DA TUA COGNATA
    LINA

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  9. devo dire proprio che ignoravo tante cose accadute e che fa rabbrividire chiunque le legge per la prima volta,caro Rosy sei come una enciclopedia che ci tiene informati di tutto, presente e passato, venendo ha quelli della lega, augurerei di fare direi 30 anni l'emigrante dove ci sono i meridionali, siciliani ecc. solo così potranno imparare che l'Italia è una sola, se poi parlano dell'intelligenza sono semplicemente delle stupidaggini.
    Buon inizio della settimana con un abbraccio,
    Tomaso

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  10. Cara Lina,l’economia, e le guerre hanno sempre avuto ragioni economiche
    Il Sud era altamente industrializzato per l’epoca e la Calabria era l’area più ricca d’Europa. Quanto al Piemonte, esso era lo stato più povero e indebitato d’Europa, con un altissimo tasso di mortalità per pellagra e carbonchio.


    Quando Ferdinando II fu spodestato lasciò tutti i soldi in banca, perchè diceva che quei soldi erano del popolo e non si portò con lui niente neppure il rasoio per la barba.

    Dopo dieci giorni, alla banca di Napoli cerano più soldi di tutta Italia messi insieme sparirono Ferdinando II mori povero in Spagna.

    Il resto è storia dei nostri tempi
    I tempi cambiano e anche la storia, ma bisogna saperla raccontare la storia solo per giustizia

    Quando i mille invasoro il sud chi difendeva la propria terra contro gli invasori furono chiamati briganti e questa fu una vera guerra civile è un vero torto

    Nella seconda guerra mondiale, chi difendeva la propria terra dagli invasori erano chiamati partiggiani..come vedi Lina, basta cambiare le parole e per magia tutto cambia....

    Di Boss e di Berlusconi non ne voglio parlare lo sai che sono persone che non stimo come non stimo i loro seguaci e come non stimo l'opposizione.

    La mia fiducia per quel poco che può valere la depongo nelle mani del popolo sopratutto dei giovani

    Ciao Lina bacio.

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  11. Tomaso neppure io conoscevo questa orribile pagina
    Oggi parlando con mia figlia mi sta raccontando tante cose che io resto a bocca aperta.
    Hai ragione l'emigrazione rende tutti uguali.
    Un abbraccione ciao Tom

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  12. Una curiosità sull'impresa dei Mille di Garibaldi che permette di monitorare il campo coinvolgendo forze politiche che valicano quelle sabaude. Il Regno delle due Sicilie aveva i giorni contati a dispetto del popolo del meridione che ne ha pagato l'alto prezzo. Riporto un articolo del Giornale di Brescia del 27.07.2009
    Quei massoni britannici che finanziarono i Mille.

    Lo storico Aldo Mola: «Dai presbiteriani scozzesi tre milioni di franchi a Garibaldi. Doveva “sfrattare”anche il Papa»

    Nella spedizione dei Mille (nella foto di Giona Ogliari colorata a mano, reduci garibaldini bresciani) il ruolo della massoneria inglese fu determinante con un finanziamento di tre milioni di franchi ed il monitoraggio costante dell’impresa. Lo sostiene la Massoneria di rito scozzese, dell’Obbedienza di Piazza del Gesù, che nei giorni scorsi ha ricordato la nascita nel luglio 1807 del nizzardo in una conferenza stampa ed un convegno a Napoli alla presenza del Gran Maestro Luigi Pruneti e del Gran Maestro del Grande Oriente di Francia. Pierre Lambicchi.

    «Il finanziamento – ha detto il prof. Aldo Mola, docente di storia contemporanea di Milano e storico della massoneria e del Risorgimento – proveniva da un fondo di presbiteriani scozzesi e gli fu erogato con l’impegno di non fermarsi a Napoli, ma di arrivare a Roma per eliminare lo Stato pontificio. Tutta la spedizione garibaldina – ha aggiunto il professor Mola – fu monitorata dalle massoneria britannica che aveva l’obbiettivo storico di eliminare il potere temporale dei Papi e anche gli Stati Uniti, che avevano rapporti diplomatici con il Vaticano, diedero il loro sostegno.

    «I fondi della massoneria inglese – ha aggiunto Mola – servirono a Garibaldi per acquistare a Genova i fucili di precisione, senza i quali non avrebbero potuto affrontare l’esercito borbonico, che era l’esercito di Pulcinella, ma un’armata ben organizzata. Senza quei fucili, Garibaldi avrebbe fatto la fine di Carlo Pisacane e dei fratelli Bandiera». «La sua appartenenza alla massoneria – ha detto ancora il prof. Mola – garantì a Garibaldi l’appoggio della stampa internazionale, soprattutto quella inglese, che mise al suo fianco diversi corrispondenti, contribuendo a crearne il mito, e di scrittori come Alexandre Dumas, che ne esaltarono le gesta. Non che lui non lo meritasse, ma tanti altri meritevoli non hanno avuto la stessa notorietà».

    Come si vede i sabaudi furono solo i boia ma che si può dire delle potenze francesi, inglesi ed altre dell'Europa?

    Ciao Rosaria,
    Gaetano

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  13. Cara Rosy, alla maturità, tanto tempo fa, scelsi il tema di storia dal titolo La questione meridionale.
    Mi ricordo che la studiai molto bene ma di questi lager non se ne parlava, è proprio come hai scritto tu "rimossa dai libri", ma non per questo dobbiamo dimenticare, anch'io spesso e l'ho fatto anche nel mio ultimo e modesto articolo, ho parlato dei soprusi che i signori del mio marchesato attuarono per secoli tenendo gli uomini di queste terre in condizioni di povertà e di fame. Oggi molti amministratori cavalcano il nome dei marchesi Doria per pura speculazione turistica dimenticandosi tutto ciò che hanno fatto. Mai dimenticare la storia nel bene e nel male,purtroppo si dice che la storia è una maestra senza allievi!!!
    Un abbraccio, Roberta.

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  14. Cara Roberta la storia non ha bravi allievi!!! siamo allievi distratti molto distratti.
    Buona giornata Roberta


    Gaetano ho dato uno sguardo al portale
    del sud dove ho trovato anche il tuo articolo e ho letto tante cose. e mi son resa conto di quante cose la massa non conosce e non sa.
    Mi sono scaricato anche il pdf dal portale del sud.
    Grazie e buona Giornata Gaetano.

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  15. In fatto di veri re e regine la regina dell'ultimo Regno delle due Sicilie, Maria Sofia di Borbone, fu esemplare, pur essendo un'austriaca e non in qualche modo della terra italica. Ella mostrò un attaccamento speciale al suo bel Regno e fece di tutto per salvarlo.

    «Femme hèroique qui, reine soldat, avait fait elle meme son coup de feu sur les remparts de Gaete.»

    Così Marcel Proust ne La prisonnière, canta della regina soldato, la diciannovenne Maria Sofia di Borbone, che sugli spalti di Gaeta non esitò a sostituire un artigliere ferito a morte, continuando il fuoco contro gli assedianti piemontesi.

    Il mito dell’eroina di Gaeta non è stato mai offuscato dal passare del tempo, anche se i testi di storia hanno ignorato o addirittura vituperato la figura, la personalità e il comportamento eroico dell’ultima regina delle Due Sicilie.

    Gabriele D’Annunzio definì Maria Sofia “l’aquiletta bavara che rampogna”, intendendo con queste parole disprezzare la regina che si oppose con tutto il suo coraggio all’usurpazione sabauda del Regno delle Due Sicilie. Maria Sofia, infatti, tentò di riconquistare sino all’ultimo della sua vita quella patria meridionale che lei, tedesca di nascita, aveva fatto sua e profondamente amata.

    Maria Sofia (chiamata affettuosamente “Spatz”, cioè passerotto), nacque nel 1841 a Possenhofen (Baviera) da Massimo, duca di Baviera, e da Ludovica di Wittelsbach. Era la quinta di nove figli.

    Tra le sue sorelle la più nota sarà Elisabetta (“Sissi”), Sissi che si sposò nel 1854 con il ventiquattrenne Francesco Giuseppe, Imperatore d’Austria.

    Maria Sofia trascorse la giovinezza in Baviera; dal padre aveva ereditato l’amore per la natura, per la caccia, per i cavalli, i cani e i pappagalli. Era di carattere aperto, pronta a familiarizzare con le persone più umili, indipendente e anticonformista amava l'equitazione, il tabacco, la fotografia.

    Nel 1858, a 17 anni, fu promessa a Francesco di Borbone, duca di Calabria ed erede al trono delle Due Sicilie. Il matrimonio doveva rafforzare i legami con l’impero austriaco.

    Maria Sofia non conosceva Francesco di persona, aveva avuto solo l’opportunità di vederlo raffigurato in una sua miniatura nella quale appariva d’aspetto gradevole.

    Salto, per brevità, tutta la vicenda, dal suo matrimonio alla conclusione tragica del suo bel Regno delle due Sicilie che amò fino alla sua morte.

    Durante la prima guerra mondiale trascorse gli ultimi mesi di guerra nei campi di prigionia italiani, facendo assistenza ai “suoi” sudditi, che ignoravano chi fosse quella vecchia signora. Trascorse, solitaria, i suoi ultimi anni a Monaco, dove si spense nella notte del 18 gennaio del 1925.

    Dal 18 maggio 1984 Francesco II, Maria Sofia e la loro figlia Maria Cristina riposano nella Chiesa di Santa Chiara in Napoli.

    Di questa storia ne parlo nel breve saggio UNA REGINA DIMENTICATA ARETO A ‘NU SPECCHIO - Vedi qui.

    Si esaltano tanto di questi tempi eroine della scienza e di discipline umanistiche ma anche altre, come questa, Maria Sofia di Borbone, merita un prestigioso posto d'onore.

    Gaetano

    RispondiElimina
  16. Gaetano chiudiamo con delicatezza
    questa storia con la tua filastrocca

    «Ce steve 'na vota 'nu viecchie,
    e 'na vecchia areto a 'nu specchio,
    areto a 'nu monte...
    Grazie ciao

    RispondiElimina
  17. Rosaria, avevo già letto ieri il post senza avere il tempo di commnetare. oggi l'ho riletto e mi vengono dei brividi di indignazione.

    Lager contro gli stessi fratelli!

    E perfettamnete vero il racconto di Laura!
    Il Sud è stato messo in ginocchio dal Nord. La prima ferrovia italiana fu la Napoli -Portici inaugurata nel 1839 ancora prima che fosse dichiarata l'unità d'Italia nel 1861.

    Da Wikipedia:
    Il progetto, data l'assoluta avanguardia del mezzo ferroviario in quei tempi, si poteva ben definire internazionale: la progettazione era francese, le locomotive, di rodiggio 1 A 1, giunsero dall'Inghilterra ed erano costruite sul modello delle prime progettate da George e Robert Stephenson, il resto dei materiali rotabili invece era stato costruito in Italia (Il ferro delle rotaie proveniva dalle miniere della Vallata dello Stilaro e fu lavorato nel Polo siderurgico di Mongiana), in Calabria.

    Per dire che il Sud era ricco e grasso e l'unità d'Italia fu la rovina del sud.

    Leggere:
    « L'Unità d'Italia è stata, purtroppo, la nostra rovina economica. Noi eravamo, nel 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico, sano e profittevole. L'unità ci ha perduti. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all'opinione di tutti, che lo Stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali. »

    (Giustino Fortunato, 2 settembre 1899, lettera a Pasquale Villari)

    Hai ragione, Rosaria, della storia viene insegnato soltanto ciò che fa comodo. Per questo motivo occorre conoscere: per sapere come stanno realmente le cose.

    Oggi ho passato alla mia collega di storia, che ne era all'oscuro le informazioni sui lager sabaudi!

    Grazie, Rosaria, per questo post.

    I giovani, senza distinzione di Nord e Sud, dovrebbero conoscere come stanno le cose e sapere che chi sta al potere muove i suoi fili a piacimento, fidando sull'ignoranza delle masse per controllarle e indirizzarle come vuole.

    Un abbraccio.
    annarita

    RispondiElimina
  18. Cara Annarita,la scuola insegna quello che vuole, certamente, non può mettersi a raccontare verità che scottano.

    Questa storia, è molto triste, per il fatto che questo razzismo invade ancora i cuori.

    Laura, nelle sue visite alla reggia quando arriva alla camera di re Ferdinando, parla anche della storia del sud e molti del nord che sanno restano sorpresi e quelli che sanno abbassano la testa, e c'è qualcuno che invece dice, vi abbiamo rubato tutto e ancora vi rubiamo.

    Ma quello che triste, che ci hanno rubato anche la dignità e con lei anche la forza di reagire

    La storia dovrebbe insegnarci, ma se questa non viene raccontata, da cosa dobbiamo imparare?

    Il nostro tricolore, cara annarita, non è uguale per tutti ed una bandiera che non meriterebbe di essere rispettata, perchè è stata imposta con la forza.

    Ma basterebbe pensare,che per unire l'Italia si è dovuto fare una guerra civile, se la cosa fosse stata buona perchè scendere con i fucili?
    Perchè bruciare case violentare. e tutto il resto?

    Sai che ti dico Annarita, che forse adesso tolgo la bandierina dal blog e ci metto quella del regno delle due Sicilie.

    Un abbaccio

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