venerdì 11 settembre 2009

La carrelleta 3

Le carte napoletane

In collegio come gia detto nel post di sotto c’erano ragazze assai cattivelle. Una di questa aveva un mazzettino di carte napoletane quelle piccine, le ragazze pur di disputare con lei una partita a carte accettavano le sue regole . In cambio di una partita lei a chi chiedeva di rifarci il letto, per due giorni a chi di pulirci le scarpe, insomma era una carognetta. Io mi tenevo lontano da lei e dalle sue carte, ma dentro di me desideravo fare una partita. Venne Pasqua e uscimmo per le vacanze. Nel mio paesino a Pasqua si Festeggia S.Nicola di Bari, in questa occasione, si faceva una bella festa, con l'lluminazione arrivavano anche le bancarelle dove si vendevano tanti giocattoli. Su una bancarella vidi le cartine da gioco, chiesi alla vecchietta quanto costavano, 15 lire, corsi da mamma e le chiesi se poteva darmi i soldini. Mia madre mi guardò come se avessi chiesto la luna e mi mandò anche a quel paese. A casa nostra non cerano mai soldi. Ritornai alla bancarella con l’intenzione di rubare le cartine da gioco. La vecchietta ebbe un attimo di distrazione e fu cosi che allungai la mano e presi il malloppo che nascosi sotto la maglietta. Corsi a casa e mi rifugiai sotto il letto, apri lo scatolino e la prima carta era un asso di danaro. All’improvviso le carte non mi interessavano più, mi suonava nelle orecchie la voce delle suora. Ricordatevi che chi ruba va all’inferno, mi vedevo nel fuoco, vedevo Gesù che piangeva e cosi, ritornai alla piazza, fingevo di guardare i giocattoli aspettavo che la vecchietta si distraesse per rimettere a posto il mazzettino di carte Finalmente l’occasione venne e svelta rimisi al suo posto le tanto amate e desiderate cartine da gioco. Mentre tiravo via le mani la vecchina si girò e dal mio gesto intui che stavo facendo qualcosa…e gridò …nennè che stai pigliando, ed io felice e ridendo alzai tutte e due le mani in alto e gridai niente, niente niente. Tornai a casa e chiesi a mia madre se aveva del cartone..che devi fare? Voglio farmi le carte napoletane. Mia madre mi guardò e disse..non stai mai ferma, comunque ebbi il cartoncino feci le carte, ma erano tutte sbagliate.

La braciola

Non è che a casa mia si mangiava tutti i giorni, la Domenica qualcosa c’era sempre. Nell’ora di pranzo da noi passavano un sacco d’invalidi che chiedevano di mangiare qualcosa, quando c’era mia madre li faceva sedere e dava loro un bel pezzo di pane che riempiva con tanta roba e il bicchiere di vino. Una Domenica, mamma disse, ragazzi ci sono solo quattro braciolette e dispiaciuta aggiunse, mi dispiace che quando viene l’invalido non ci posso dare nulla. Bene o male le parole delle suore arrivavano al mio cuore…e con slancio dissi…mammà io non ho fame dagli la mia bracioletta..la sua risposta fu, fai quello che vuoi però tu non la mangerai, ma io ero convinta di quello che facevo. Stavamo a tavola puntuale arriva questo signore con le stampelle si siede sul gradino di casa. Mamma ci prepara il pane e in mezzo ci mette la mia bracioletta che lui mangiava cosi bene, mi incantai a guardarlo e quando lui ingoiava, ingoiavo anche io. Mia madre, prese mezza bracioletta della sua sua e me la diede dicendo…le suore ti stanno rovinando..mio fratello anche lui prese una metà della sua e mormorando qualcosa mi diede un po della sua bracioletta e cosi anche mia sorella…alla fine mangiai più braciolette io che loro. Sapendo che a casa il digiuno era di prassi, quando stavo in collegio in refettorio pensavo sempre chissà se a casa stanno mangiando, e cosi, scioccamente ogni chiucchiaio che mettevo in bocca, lo offrivo mentalmente ai miei.Questo è per mammà, questo è per mio fratello, questo è per mia sorella e dovevano anche essere uguali. Le bambine sono sciocce lo so.

La gita.

Un anno le suore ci portarono con tre Pulman in gita a Gaeta, Sorrento e alla montagna spaccata. Prima di uscire ci si fermava sotto l’androne, per cantare la canzoncina alla madre superiora ( tra le rose e le viole in collegio si sta bene, noi vogliamo tanto bene alla madre superiora, superiora, la nostra vita sei tu) Che cambiammo in (tra le spine e le ortiche in collegio fa tutto schifo, superiora,superiora brutta la nostra rovina sei tu) In quell' occasione la superiora ci diede anche dei soldini la somma variava a secondo l’età. Arrivammo a Sorrento, scendemmo dai Pulman e sempre in fila ci portarono a visitare qualcosa che non ricordo, poi ci fu un po’ di libertà sempre sorvegliata. Le ragazze con i soldini avuti li spesero in noccioline, castagne e semi. Io stringevo questi soldini e pensavo, adesso mando una cartolina ai miei però le noccioline le avrei volute, ma ci rinunciai e cosi con quei soldini comprai una cartolina e la spedi senza francobollo, non volutamente perché i soldini se ne andarono via con la cartolina. Al primo incontro con mia mamma le chiesi se aveva ricevuto la cartolina… mannaggia a te la mandi senza francobollo e ho dovuto anche pagare la tassa.

L’ultima letterina

Frequentavo la quinta elementare venne Natale e andammo in vacanza, quell’anno la maestra visto che era l’ultimo anno ci fece fare una bella letterina. Le parole non le ricordo e neanche quelle della poesia.Arrivò il giorno di Natale, dovevo dire la poesia e leggere la letterina. All’ora di pranzo Sali sulla sedia e iniziai a dire la poesia…quando all’improvviso intorno al tavolo iniziarono a litigare a strillare, ma io strillavo più di loro per far sentire la mia poesia…mia madre si gira verso di me e strilla…e finiscila con sta poesia statti zitta e scendi da sta sedia...Non dissi più la poesia e ne lessi più la letterina. A distanza di anni questi ricordi mi scaldono il cuore, non ha nessuna importanza se la famiglia dove vivi è un po malconcia…l’importante è averla e saper convivere amando di vero cuore le persone che il destino ti ha dato per compagnia…ho amato molto la mia famiglia originaria. Col tempo ho capito che nessuno vorrebbe essere inferiore ad un altro.

Quando alle elementari ogni anno si davano gli esami

Ogni anno agli esami se non si veniva promossi, non si scendeva in parlatorio. Ogni anno questo castigo toccava anche a me ma, per una ragione diversa. Io venivo sempre promossa con buoni ma tutto l’anno facevo scena muta. C'era un motivo- Stavo in seconda elementare e Suor Teresa spiegò come andava usata l’acca, capi immediatamente tutto. La suora passeggiando nell’aula chiedeva..ragazzi chi ha capito alzasse la mano, timidamente alzai la mia la suora guardò la mia mano alzata e andò oltre ignorandomi, Abbassai la mano e da quel giorno feci scena muta, ma, siccome amavo leggere pur di leggere, mi leggevo tutto il libro di lettura non so quante volte durante l'anno. Alla terza elementare arrivò il sussidiario e leggevo sempre anche quello…alla fine dell’anno scolastico sapevo a memoria i due libri e agli esami ero la più brava. Le suore per dispetto mi mettevano in castigo e senza parlatorio.A detta loro ...tutto tutto l'anno scolastico le facevo dannare e poi agli esami con la commissione esterna è la migliore... ti credo sapevo a memeoria tutti e due i libri. Le suore ci tenevono a portare avani gli esterni, quelli a pagamento. Noi interne contavamo poco per loro

Mai lamentarsi, che viene di peggio

Quando mi sposai avevo sempre il mio amato libro da leggere, la sera felice andavo a letto, sapendo che mi aspettavano tanti personaggi. L’unico neo in questa storia che molto spesso la lampadina della mia abasciur si fulminava, certe volte la cambiavo la mattina e la sera gia era fulminata. Una sera arrabbiata, chiesi ad Angelo, ma com’è che la tua lampadina non si fulmina mai, mio marito alzando le spalle disse e che ne so io. Una sera Angelo con il suo cruciverba si avviò in camera da letto, io stavo in cucina a riordinare i piatti della cena, mi ricordai che dovevo dire una cosa a mio marito…entro in camera da letto e che vedo.....Sorpresaaaaa!!! zitto zitto, mogio mogio lo trovo vicino alla mia abasciur che sta cambiando le lampadine…allora sei tu ecco spiegato tutto il mistero.

Passano gli anni i ragazzi crescono e faccio il cambio delle camere da letto a loro do la mia che è bella grande e piena di sole dalla mattina e noi passiamo nella loro, che non è che è piccola. Alla parete dove misi il letto (parete obbligatoria) ci entrava un solo comodino, Angelo dormiva dalla parte dove stava il comodino ed io non avevo più il comodino. Dopo aver letto di sera nfilavo sotto il letto libro e occhiali per maggiore sicurezza. Una mattina mia figlia Laura mi stava aiutando a rifare il letto della mia camera, quando all’improvviso inizio a ridere, ridevo ma ridevo tanto che mi dovetti sedere. Laura mi guardava e mi disse…posso ridere anche io? Le feci segno con la mano di aspettare. Quando la risata si calmò spiegai a mia figlia. Laura c'è una vecchia canzone napoletana che fa" ci stev nu scarpar puvuriell che a fura e si lagnà perdett a voce a ciort le scassai o bancariell" e poi non la so più…Gli occhi di mia figlia erano sempre interrogativi Laurè mi lamentavo che tuo padre mi fregava la lampadina dall’abasciur, mo non tenc nè l'abasciur e manco il comodino…e ridi per questo…e si figlia mia, la vita se la sfogli nel modo giusto ti accorgi della sua comicità.

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