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giovedì 22 aprile 2010

Real Colonia Di S. Leucio.





Il Palazzo Reale ( il Belvedere)
Un volta era chiamata Ferdinandopoli ed era una città nella città.
Oggi invece San Leucio a Caserta è un borgo che conserva intatta la sua storia


Veduta di S. Leucio (oggi) Da qui si vede tutta Caserta, Napoli, il lembo di mare e il Vesuvio



San Leucio si erge sul declivio della omonima collina sulla cui sommità vi era una chiesetta dedicata al Santo Leucio e, successivamente sui ruderi della stessa, Ferdinando IV fece edificare una postazione ottagonale detta - POSTA DE RE- per la caccia agli uccelli migratori; alle falde invece, trovasi un antico Casino, chiamato BELVEDERE, di proprietà un tempo dei conti d'Acquaviva, il tutto circondato da un fitto bosco, ricco di selvaggina, che Ferdinando dopo l'acquisto, fece cingere di un muro nel lontano 1773
Da principio vi dimoravano solo pochi sudditi con il preciso compito di custodire il bosco reale,ma già due anni dopo per l'aggiunta di altre quattordici famiglie, la colonia aveva raggiunto il numero di 134 individui.Nel 1776, essendosi aggiunte altre 17 famiglie, si dovettero ampliare le abitazioni intorno al vecchio casino di caccia: il salone a pianterreno fu adattato a chiesa, sotto la direzione dell''architettoFrancesco Collecini, e nel mesi di ottobre fu eretta in parrocchia col titolo di San Ferdinando di Castiglia in omaggio ai re e le furono assegnate le rendite dell'bbazia di San Pietro ad Montes
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Preoccupato il sovrano che i giovani potessero divenire, per mancanza di educazione, una società di "scostumati", istituì una Casa di Educazione per i ragazzi d'ambo i sessi. In seguito, onde evitare che questa gioventù, sebbene educata, sarebbe rimasta senza far nulla. istituì una Manifattura di sete grezze e lavorate.Decise quindi di dare alla Comunità una legislazione ed alla Fabbrica delle Sete un Regolamento interno" più in forma di istruzione di un padre ai suoi figli che come comando di un Legislatore ai suoi sudditi.Cosi, per volere di un monarca, ebbe origine una comunità che fin dalla nascita, fu dichiarata autonoma ed indipendente, governata da un complesso di leggi, ispirate a criteri illuminati e dettate dal fido consigliere del re Antonio Planelli da Bitonto

Ferdinando dotò il piccolo Borgo anche di leggi speciali, un nuovo codice fatto su misura per una popolazione, come quella della Colonia, in cui erano venuti a convivere, tutti esperti nell’arte della seta.Naturalmente le radici di questo codice vanno ricercate, non solo nell’editto del 1769, con il quale il saggio Tanucci, aveva tracciato un programma di rinnovamento, nell’educazione del popolo, ma anche nell’idea di uguaglianza, che contrapponeva la persona del Re ai poteri feudali ed ecclesiastici, ed ancora il moderno trattato “Della Scienza della Legislazione”, del filosofo illuminato napoletano Filangieri. Inoltre, pur notandosi in esso, l’ortodossia religiosa, il paternalismo, l’orgoglio dinastico, le profonde accese convinzioni di Ferdinando sul potere regale, il codice fu sicuramente compilato, non solo ad opera di un grande esperto come Domenico Caracciolo, ma principalmente dal cavaliere Antonio Panelli di Bitonto, modesto, silenzioso e sconosciuto scrittore meridionale.
Via della Vaccheria.
Abitazioni costruite dal re Ferdinando IV e donate     ai coloni.
La preoccupazione per la salute dei coloni era sempre viva nel Re che, a spese proprie, oppure a carico della cassa malattia della comunità, li faveva curare negli ospedali o li mandava a cambiare aria nei luoghi adatti  al caso.La pratica dell'autposia  per morte violenta o poco chiara, era già seguita in questa comunità


Abitazioni ristrutturate (qui abitava mio marito)
In questa piccola comunità, era  d'obbligo  ai genitori di mandare i figli a scuola fin dall'età di sei anni,  maschi e femmine  Oltre al - leggere, lo scrivere, l'abbaco; il catechismo della religione; i doveri verso Dio, verso se, verso gli altri, verso  il principe, verso lo stato; le regole della civiltà, della decenza, i catechismi di tutte le arti; l'economia domestica; il buon uso del tempo e per quant'altro, per divenire un uomo dabbene. I ragazzi imparavano un lavoro Il  re aveva provveduto questo luogo (cioè la scuola) di macchine, di strumenti, e di artisti abili ad insegnar loro le più perfette manifatture.



La piccola e stretta stradina di Sala (per Gaetano)
che porta al Belvedere.
Il Ponte di Sala sul ponte si affaccia il parco della reggia di Caserta
Si può dire che la tua storia, che hai raccontato con tanto amore, cara Rosaria, comincia da quel Ponte di Sala. Qui si arriva da Via Tescione dopo una grande svolta. Questo ponte fu bombardato verso la fine dell'ultima guerra e tutta l'acqua della cascata del bosco della Reggia si riversò per la strada. Mi ricordo quando passavo sotto lo squarcio di questo ponte,causato dalla bomba, per andare da mia nonna, da tempo non più in vita. La sua casa, ora abitata da zia Angelina, la vedova di uno dei suoi figli, zio Mimì, si trova in prossimità di quella macchina che si vede in fondo alla via della foto del ponte. In particolare è giusto di fronte al vicolo della via stretta che conduce al Belvedere, che tu hai dedicato a me. Che preciso riferimento a me ma che tu non potevi sapere!... fa pensare!

Un ponte importante questo di Sala. Sulla destra, nell'approssimarvisi c'è la biforcazione per Puccianiello e, rasentando il muro del Bosco, si percorre una lunga stradina in salita che termina ad un luogo assai caratteristico, noto col nome di Mulini Reali. Qui c'è un caratteristico ristorante, oggi magnificamente ristrutturato, dove spesso ho cenato con amici. Un ristorante davvero particolare per una cerimonia di classe ed originale, molto frequentemente per i matrimoni.




Qui la storia narra che un tempo vi furono i Mulini della Corte borbonica.Qui febbrili erano le attività di mugnai e lavoranti. Ancora oggi le acque della Cascata Reale, incanalate dal grandioso Acquedotto Carolino, si presentano agli ospiti creando suggestivi riflessi e bagliori di luce.Qui veniva eseguita la molitura per la Corte borbonica.
Nella dedica ai sovrani che precedeva l'illustrazione del progetto della Reggia di Caserta, l'architetto Luigi Vanvitelli, ricordava: “il sito vantaggioso per l'ampiezza delle vedute, per la salubrità dell'aria e la ricchezza d'acqua”.
Quest'ultima, in eccesso, confluirà nei Mulini: dove i più anziani delle borgate vicine raccontano delle fatiche e del lavoro di tanti mugnai e lavoranti.
La progettazione dei Mulini Reali è già delineata nella dichiarazione dei disegni del Reale Palazzo di Caserta che Luigi Vanvitelli pubblicò nel 1756:
"L'acquedotto Carolino giungerà al monte Briano e dal Belvedere l'acqua della cascata cadrà nella grande vasca di Diana e Atteone, da dove attraverso tubature, darà vita ai giardini reali. L'acqua in eccesso confluirà nei Mulini che serviranno alle esigenze della molitura della corte sovrana."
Ecco ho voluto completare il magnifico quadro imperniato sulla Colonia di S.Leucio.  commento di  Gaetano (Grazie  Gaetano)
Concludo questo post con un mio ricordo.
Foto ricordo (San Leucio)
Il ragazzo sulla sinistra è Angelo, mio marito, all'età di 10 anni L'altro bambino è Luigi Bologna, -9 anni- figlio del proprietario del setificio Giacomo Bologna, oggi nonni tutti e due ma sempre amici. Luigi Bologna nel 2008, ha scritto un libro, - La Piccola storia della Real Colonia ne ha fatto omaggio di una copia  al vecchio amico d'infanzia, da dove sto prendendo degli spunti. Il setificio Bologna non esiste più


La prima volta che vidi questo posto ero piccola, non ricordo neanche l'età. Alla vaccheria abitava la sorella di mia madre. Ricordo che ci avviammo presto, da S. Nicola a piedi. All'inizio ero felice, camminavo camminavo, parlavo parlavo, poi mi stetti zitta, dovevo dare forza alla gambe, il cammino era ed è tutto in salita. Arrivammo a S. Leucio ci riposammo un po, non ero mai stata a casa della zia, e chiedevo continuamente, mamma siamo arrivate? La risposta era sempre no .L'impressione che mi fece questo posto la ricordo ancora. Primo- di avvilimento,  piangevo per la stanchezza, ma piangevo in silenzio
Mi guardavo intorno e vedevo montagne (che poi è una collina) all'epoca, credevo che fossero montagne.
A un tratto della salita che porta alla vaccheria, sulla mia sinistra, ricordo una lapide, con su scritto un nome e il volto di un uomo, mi fermai affascinata, chiesi a mia  madre cos'era? Mia  madre mi spiegò che in quel posto era morto il signore che vedevo nella  foto. Il ritorno Vaccheria S. Leucio fu tutta in discesa ma sempre a piedi e caddi, mi feci male alle ginocchia . Una signora ci invitò ad entrare nella sua casa ,  gentilmente mi disinfettò  (che bruciore, ma non strillai) poi  mi diede anche una fetta di pane, che rifiutai dicendo che avevo mangiato e  mi regalò   una mela.
(Chi l'avrebbe mai creduto  che da grande S. Leucio sarebbe entrata nella mia vita, per rimanerci per
 sempre)!? Nell'immagine il portone della Vaccheria.Arrivate qui mia mia madre mi prese per la mano e sorridendo, mi disse, siamo arrivate.Facendo questo post, tanti sono stati i ricordi che mi hanno accompagnata.

 Fu in questa piazzetta che ci riposammo con mia madre.Sulla destra ci sono delle panchine.
Il palazzo sulla sinistra, è dell'avvocato Bologna, dove mio figlio Davide  ha fatto il praticandato, diventando  poi, socio dello studio.
Grazie a Re Ferdinando IV,  nel suo progetto c'era scritto anche il mio nome e non solo, ma quello di mio marito dei miei figli e dei nipoti ( senza parlare di villa baracca) A saperlo  che  quel lontano giorno di cammino con mia madre,  stavo vedendo  il  mio  futuro e non lo sapevo.Insomma un po come dire, Rosaria, scappa dove vuoi, che qui ti aspetto!