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martedì 16 giugno 2015

Dal mio diario -10/2/1984

Se potessi liberarmi
 di questa materia
che avvolge la mia anima,
mi porterei lontano dalla terra.
Se potessi eleverei la mia anima
da questa coscienza umana
e vagherei nell'universo,
senza volontà e ne palpito di vita.
Se potessi  fonderei lo spirito e la materia
e vagherei senza sapere di esistere.

**********

Per sapere cos'era il mondo
ho perforato la mia anima,
 rassegnata ho spolverato ogni dolore
per dare dare a loro trasparenza.
Oggi che il mio sguardo si allunga
con serenità sulle ombre della vita,
non chiedetemi come ho fatto..
Perchè non lo so.


lunedì 15 giugno 2015

Coriandoli di Vita




 Canzone legata ad un dolce ricordo dell'infanzia.
In collegio le suore passarono un mese intere ad insegnarci questo canto.
Non so per quale motivo fu scelto il nostro convitto.
 Le suore ci dissero che tra un mese sarebbe arrivata la Radio e avrebbero trasmesso in diretta questa canzone.
 Cantata da tutte noi collegiali!

 Fu un bellissimo mese, più il tempo che passavamo intorno al piano con suor Gabriella che quello a ricamare. La suora  si disperava ad insegnarci a cantare bene questa canzone..prime voci, seconde voci e coro.

 Noi ragazze vivevamo il tutto come una festa, tranne le suore che per un mese si agitarono tanto! Quando arrivarono quelli della Radio nel lungo corridoio piazzarono i microfoni e fili ovunque. Mentre loro preparavano aggeggi a noi estranei all'epoca.
Le suore a lora volta preparavano noi ragazze e come al solito erano più emozionate di noi e non facevano che ripeterci..
Ragazze, mi raccomando non ci fate fare brutta figura!

Con addosso la divisa delle grandi occasioni.
 Finalmente alle 10 precise  i signori della Radio ci dettero il via per cantare.
 E cantammo!


A noi ragazze  bastava poco per essere felici, già il fatto che in questa giornata non scendemmo in cappella per la solita messa mattutina, che si svolgeva alle sette.
 Il tempo della messa fu dedicato  all'ultima prova del canto..
ma sapevamo bene che la messa del mattino era  stata solamente spostata di sera.
 Dalla messa non si scappava mai!


Ogni ragazza avvertì la propra famiglia di ascoltare la radio.. nel giorno che non ricordo.. ma all'epoca poche famiglie la possedevano.
   La Caserma dei carabinieri del mio paese, aveva la Radio e tutte le mamme del paese che avevano le figlie in collegio, quel giorno  si riversarono in Caserma per ascoltare la diretta, tra cui anche la mia.


 Quelli con i quali viaggi anche da fermo: 
i ricordi.
 (Nickbiussy, Twitter)

giovedì 4 giugno 2015

Omaggio a Massimo Troisi

Il 4 giugno 1994, a quarantuno anni,muore a Roma Massimo Troisi-



Mi piace ricordarti con il Tuo ultimo Capolavoro!


 « Ed è stata un'esperienza umana grandissima, perché lui stava male e ha voluto fare questo film a tutti i costi: tutti gli dicevano
 "ma dai, fai il trapianto e poi lo farai",
 e lui diceva "No, questo film lo voglio fare con il mio cuore". [...] 
E poi questo film è il suo testamento morale. »
(Renato Scarpa su Massimo Troisi.

Ciao, Massimo!

martedì 19 maggio 2015

E che d’è ‘stu quatto ‘e Maggio?

'O quatto 'e Maggio

E che d’è ‘stu quatto ‘e Maggio?
E che cos’è questo quattro Maggio?
 Si tratta di un risalente detto napoletano, che prende le mosse dall’usanza di effettuare i traslochi in città il 4 di questo mese. Probabilmente dai tempi dell’Impero Romano, il mese adibito a sfratti e traslochi era un determinato giorno del mese di Agosto, che a Napoli era il 10, per evitare che tutti i giorni dell’anno ci fossero famiglie che giravano per tutta la città, portandosi dietro il carretto contenente le proprietà, al fine di cercare una nuova abitazione. Col tempo questa usanza si perse e la città ripiombò nel caos, finché nel 1587 il viceré don Juan de Zuniga, che ricopriva la carica da circa un anno e aveva il pallino dell’ordine pubblico, fu autore di una norma con cui reintrodusse la giornata dei traslochi: Agosto, essendo un mese caldo, non era l’ideale per correre, salire e scendere per smontare e montare la mobilia, portarla in giro per Napoli, e allora scelse il primo dì  Maggio, dimenticando che era quello in cui ricorreva la festa dei Santi Filippo e Giacomo, molto amati e venerati dai partenopei, e dei quali possiamo ammirare la bellissima chiesa situata nel centro storico. La conseguenza fu che la disposizione non veniva rispettata, perciò nel 1611 don Pedro de Castro la mutò stabilendo che fosse il 4 Maggio il giorno dei traslochi, anche perché coincideva con una delle 3 scadenze annuali del canone di locazione, ‘o pesone (il pigione), insieme al 4 Gennaio e al 4 Settembre. Adesso i Napoletani non avevano più nessuna “scusa” per non osservare la norma, e ‘o quatto ‘ e Maggio divenne per Napoli il giorno dell’ammuina per eccellenza, con tantissime persone intente a ricercare la casa che meglio si confacesse alle proprie esigenze e disponibilità economiche, generalmente scarse e da richiedere lunghe trattative, tanto che ogni volta che c’era chiasso si usava dire che c’era ‘o quatto ‘ Maggio, detto che è sopravvissuto fino ai nostri giorni, seppur caduto un po’ in disuso.

 Tale spiegazione la si può trovare anche in Raffaele Bracale, il quale la affronta parlando della canzone ‘E Quatto ‘e Maggio scritta da Armando Gill e interpretata, tra gli altri, anche da Giacomo Rondinella, e che racconta dello stato d’animo di un salumiere costretto, a malincuore, a cambiare puteca. (Negozio).

=E te pareva.. che i napoletani non dedicassero anche una melodia al 4 maggio?

Grandiosi=! 

Dal Web


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